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[KanjaNews] Vivo per .... 
21st-Dec-2012 09:34 pm
KameKuma
Titolo: Vivo per ...
Autore: ilychan
Pairing: RyoTego
Fandom: Kanjani8 and News
Rating: R
Genere: Fluff, Romantico
Avvertimenti: One-Shot, Slash, AU
Prompt "Buona Vigilia di Natale"/ AU n. 7
Sintesi: Ryo è un professore e Tego è il suo alunno che con cui ha una realazione e convive.
Note: artecipante al Piramidi Challenge del crea_mchallenge
Grazia alla mia beta e buon natale a tutti!

La neve cadeva copiosa rendendo le strade imbiancate e tutta Tokyo era caduta in un silenzio irreale, sembrava una città quasi magica come se fosse un paesaggio da fiaba. Ryo, però, mentre guardava dalla finestra la neve che cadeva, sapeva bene che tutto ciò tra un po’ sarebbe terminato perché la città si sarebbe risvegliata per una nuova giornata lavorativa.
Spense la sigaretta e se ne ritornò a letto dal suo amante, godendosi quegli attimi che precedevano il suono odioso della sveglia.

Si strinse a quel ragazzo dai capelli biondi come l'oro e rimase lì a guardarlo dormire.
Lo amava da morire, anche se il loro amore era un amore impossibile: lui era il suo insegnante ma ancora per poco. Infatti, mancava ancora un anno alla sua laurea in musica e da quel giorno in poi, avrebbero potuto finalmente amarsi alla luce del sole.

Avevano solo quattro anni di differenza, ma lui, a differenza di Yuyan, aveva avuto la possibilità di laurearsi in breve tempo e di diventare l’assistente del professore.
Si ricordava ancora quando l’aveva visto la prima volta: era bello come il sole ed era stato amore a prima vista.
Era al suo primo anno di assistentato quando lo vide la prima volta: notò subito come il suo sorriso illuminasse tutta l’aula e da quel momento aveva fatto di tutto per attirare la sua attenzione offrendosi anche d’impartirgli gratuitamente delle lezioni private.

Ogni giorno si ritrovavano per esercitarsi e ogni volta per Ryo era una tortura, soprattutto quando doveva avvicinarsi per correggerlo e/o insegnargli nuovi accordi: il suo profumo era inebriante e lo faceva morire.
I suoi ricordi furono interrotti dal bacio del buongiorno del suo amato.

-‘Giorno amore mio. Buona Vigilia di Natale.
-Grazie anche a te amore mio.
-Hai lezione oggi?
-No, ma devo sistemare delle carte in ufficio ed è giorno di ricevimento quindi …

In quel momento vide nascere sul volto di Yuya un broncio e istintivamente lo strinse a sé per far sparire quel broncio dal suo splendido viso.

-Dai farò presto, lo giuro.
-Meglio per te o stasera non avrai il dessert.

Detto questo, Ryo vide Yuya mettersi su di lui e iniziare a muoversi lentamente.

-E non è che potrei avere un assaggio di questo dessert?

Disse Ryo mentre iniziava a riempirlo di baci ed a sfilargli lentamente il pigiama da dosso, per poi addentare la sua scapola.
In quel momento, però, Tego rise e si stese accanto a lui.

-No, mi dispiace non vorrei rovinarti l’appetito.
-Sei cattivo!

Anche Ryo mise un piccolo broncio poco prima di scoppiare entrambi a ridere ed alzarsi in vista di una giornata.
Dopo una breve colazione e un lungo bacio di saluto, Ryo era pronto per una nuova giornata di lavoro, tra scartoffie varie e studenti che sicuramente avrebbero chiesto informazioni su i prossimi esami.
Quel giorno però, mentre andava a lavoro, si ricordò di un altro studente che era sempre nel suo ufficio con la scusa di chiedergli un consiglio o un aiuto per un accordo o un passaggio in cui trovava delle difficoltà.

Quello studente era il suo Yuyan che, pur di star con lui, inventava una marea di scuse per rimanere da soli in ufficio.
Una volta, per chiedere aiuto in un passaggio che non gli usciva con fluidità e in cui si bloccava sempre, decise di sedersi su di lui e di mostrargli il passaggio muovendosi lentamente su di lui, tra le più atroci sofferenze di Ryo che non poteva né toccarlo né farlo suo poiché erano nel suo ufficio e sarebbe potuto entrare qualcuno da un momento all’altro. Soprattutto, doveva sopportare i continui movimenti del suo ragazzo finché non decise che si era stancato di giocare.

Sorrideva al pensiero che era passato un anno da quando finalmente avevano deciso di convivere, anche se i problemi di certo non mancavano come ad esempio i genitori di Yuya. I suoi sapevano tutto della loro relazione, ma non l’accettavano. Non riuscivano ad accettare che il loro figlio, il loro unico figlio, fosse omosessuale.

La solita storia, insomma: finché ufficialmente erano solo amici, Ryo era il benvenuto, quando poi hanno saputo che erano fidanzati Ryo è stato bandito da casa loro. Yuyan, a quel punto, vistosi alle strette, dovette scegliere tra l’amore e la famiglia e scelse il cuore, anche se il suo ragazzo avrebbe preferito non fosse costretto a farlo, visto che loro erano pur sempre la sua famiglia e lui stesso sapeva bene cosa significava farne a meno.

Ryo era originario di Osaka e, quando andò a Tokyo per l’università, dovette arrangiarsi da solo con un lavoro per mantenersi gli studi. I genitori gli mandavano quello che potevano, ma anche loro non navigavano nell’oro e per questo Ryo non aveva mai chiesto un centesimo e aveva tentato di cavarsela da solo, anche facendo tremila lavori alla volta. 
Quindi, sapeva bene cosa significava non poter contare sull’appoggio dei propri genitori e sapeva anche che tutto questo avrebbe segnato per sempre Yuya. Per fortuna, però, lui non era del tutto solo ed avrebbe potuto contare per sempre su Ryo e sul suo amore.

Purtroppo, però, non si vive di solo amore e anche Yuya era stato costretto a trovarsi un lavoro per potersi pagare gli studi, finendo per studiare molto tardi la sera e combattere con il sonno. Alla fine si addormentava accanto a Ryo con un libro aperto e l’indomani, si lamentava continuamente di essersi addormentato la sera precedente e di non essere riuscito a studiare. Avevano litigato molte volte per questo motivo: Ryo avrebbe voluto che smettesse di lavorare e pensasse unicamente allo studio, soprattutto quando certe sere Yuyan tornava distrutto a casa dopo aver passato un’intera serata a servire i tavoli di un locale del quartiere Ni-Chome, dove doveva subire delle pesanti osservazioni e palpatine da clienti ubriachi e tutto ciò a Lui non andava bene.

Ogni volta che Ryo lo faceva presente, finivano per litigare ed entrambi si chiudevano in stanze diverse, Yuya in camera e Ryo nello studio dove passava tutta la notte a suonare la sua amata chitarra.
Alla fine, dopo aver fatto pace, Ryo capiva che i soldi che lui stesso guadagnava servivano a malapena a pagare i conti alla fine del mese e che, quindi, i soldi che Yuya guadagnava erano necessari.
La giornata di lavoro finalmente era finita, lui non aveva fatto altro che distrarsi tutto il giorno pensando al suo ragazzo e ora era felice all’idea di poterlo riabbracciarlo.

Oggi era stata una giornata particolarmente pesante e stancante: erano usciti i risultati degli esami di metà semestre e aveva dovuto affrontare una lista interminabile di studenti che chiedevano spiegazioni e che volevano vedere i loro compiti. In più aveva dovuto accogliere delle probabili matricole che erano in visita all’ateneo in vista del prossimo esame di ammissione.
Esami in cui era stato precettato per far parte della commissione giudicatrice e lui aveva accettato perché, a parte la scocciatura di aver a che a fare con dei colleghi poco simpatici, la paga era buona e poteva arrotondare così lo stipendio.

Arrivò a casa e trovò un biglietto di Yuyan che diceva di essere alle prove del suo complesso con il suo migliore amico Masuda Takahisa (per gli amici “Massu”). Ryo sorrise e decise di raggiungerlo e di chiamare a rapporto tutti i suoi amici per poter andare a bere qualcosa tutti insieme prima di cena.

Pensò che a Jin facesse piacere rincontrare il batterista della band che sembrava non essergli indifferente.
I suoi migliori amici erano Yamashita Tomohisa e Jin Akanishi entrambi laureati come lui in musica: Yamashita Tomohisa, soprannominato YamaPi e quindi Pi per colpa di uno scherzo di Jin e di una canzone che aveva scritto per lui dal titolo Pinky, era laureato in pianoforte, anche se sapeva suonare anche la chitarra; Jin Akanishi, invece, era laureato in chitarra classica ed entrambi ora lavoravano con ingaggi vari. Entrambi, come lui, erano innamorati di due kohai, Jin, a differenza dei due amici, però, era ancora nella fase di “rimorchio”. Pi stava da qualche anno ormai con un ragazzo di nome Kamenashi Kazuya a suo dire un angelo sceso dal cielo, ma, a detta di Ryo in realtà sembrava tutto tranne che un angelo.

Arrivò al luogo delle prove e trovò Tego che si divertiva come un matto a cantare e ballare: quello era il ragazzo che amava, che sorrideva ogni giorno e si divertiva a suonare con la sua band e a scrivere canzoni che parlavano di cibo assieme a quel mangione di Massu.
Quello stesso ragazzo che l’aveva fatto fermare ad ascoltarlo mentre lui e Massu cantavano, con il solo accompagnamento della chitarra, una loro nuova canzone. Era la prima volta che l’ascoltava e non poteva che restare rapito da quella dolce melodia e dalla sua voce che gli apriva il cuore.
La band era composta oltre a Tego e a Massu, che insieme erano ormai un duo dal nome “TegoMassu”, da altri tre ragazzi più o meno della stessa età: Shigeaki Kato, soprannominato Shige o Shiggychan, coetaneo di Tegoshi che suonava il basso, Keiichiro Koyama, ragazzo di Shige, che suonava la seconda chitarra (di due anni più grande di Yuyan) e infine Tadayoshi Ohkura alla batteria.

Tadayoshi era l’unico membro del gruppo con una quantità enorme di soprannomi: da Ryo e Tegoshi per via della sua passione per gli yakitori era soprannominato Tori; da Jin era sopranominato Taiyou perché per lui era come il sole; da alcuni che trovavano Tadayoshi difficile da pronunciare Tacchon, Tacho, Tachu oppure Tatsuyoshi, Tatsu, Bonkura, Chu e nei modi più disparati.

La canzone che Ryo ascoltava in quel momento anche se triste, poiché parlava di un ragazzo che non era riuscito a dire “Ti amo” alla persona che amava prima che questa andasse via, era dolce e melodiosa.
Mentre era perso nei pensieri e nell’ascoltare la voce del suo amato, Ryo sentì la voce fastidiosa del suo amico Jin che come sempre prendeva in giro il suo ragazzo.

-Che ci troverà mai in quel moccioso? Non l’ho ancora capito.
-Senti chi parla. Il “moccioso”, come lo chiami te, ha solo un anno in meno rispetto al Tadayoshi che ti piace tanto.
-Il mio Taiyou è molto più maturo del tuo moccioso.
-Non è il tuo “Taiyou”. Per quanto ne sappia, non state ancora insieme e sei tu che lo stai rincorrendo senza avere risposta.
-Pichannn~ Ryochan è cattivo con me~
-Non mi chiamare Ryochan! Lo sai che mi dà fastidio! …ma che mi aspetto da un ciccione come te che si comporta come un bambino di tre anni?!
-Non sono un bambino! E non sono ciccione! Sei tu che sei una scimmia scheletrica!
-He, voi due, non iniziate subito a litigare. Jin, ti prego, per una volta potresti non offendere Tegoshi-kun? E tu Ryo potresti gentilmente ignorare le sparate di cacchio che fa Jin? Lo sai com’è fatto: è solo un idiota che non pensa a quello che dice.

La musica finì e Yuyan si accorse di Ryo e corse da lui subito dopo per dargli un enorme bacio.

-Abbiamo quasi finito, ci manca solo una canzone.
-Ancora due minuti e Yuyan è tutto suo, sensei.
-Va bene Buuchan, allora posso dire a Kusano di venirti a prendere tra cinque minuti.

Massu si fece di tremila colori e risero tutti.

-Cattivo Ryotan! Era un segreto.
-Eh? Cosa? Pi ho sentito bene? ButaMassu si è messo con Kusano?
-Sì, Jin, è così. Massu sta con Kusano.
-Ma… Kusano non voleva stare con Kazuya? Io so che stava aspettando che vi lasciaste.
-No, Kazuya Kamenashi è solo mio! Kusano, invece, sta con Massu da qualche mese ormai.
-Certo che sono solo tuo!

Kamenashi Kazuya arrivò alle spalle di YamaPi e lo baciò con dolcezza.

-Ovvio che sei solo mio, non ti lascerei andare per niente al mondo.
-Ma da quando qui c’è un covo di sdolcinati? Ryochan che fa il carino con il moccioso, tu con Kazuya… insomma state sempre a riempirvi di baci!
-Fatti i fatti tuoi idiota.
-Cosa c’è oggi? L’hime ha per caso il ciclo?
-Amore non gli rispondere, ignoralo e basta e tu, Jin, invece di litigare con il mio ragazzo perché non pensi a Tadayoshi che se ne sta per andare? Corri da lui e chiedigli se gli va di bere qualcosa con noi dopo.

Jin diede una veloce occhiata e poi fece come gli aveva detto Pi, corse da Tadayoshi e lo invitò fuori per un drink, invito che fu pienamente accolto, e tornò in sua compagnia dagli altri.

-Grazie per l’invito senpai, accetto volentieri di uscire con voi.

Tadayoshi s’inchinò e gli altri sorrisero.

-Tori non t’inchinare, Ryotan e gli altri senpai ti hanno invitato con piacere.
-E poi così facendo quell’idiota di Akanishi-kun smetterà di piagnucolare che tu non ci sei, che gli manca il suo “Taiyou” come ti chiama lui. - disse Kamenashi

Tadayoshi sorrise e divenne rosso per l’imbarazzo.

-Davvero pensi che sia il tuo sole?
-Sì, perché sei bellissimo
-E ti piace, lo sappiamo! ….di questo passo Uchi vincerà la scommessa.
-Quale scommessa?
-Uchi, tuo fratello ed io abbiamo scommesso fra quanti secoli Jin si sarebbe dichiarato e ti avrebbe chiesto di stare con lui.
-Eh? Yassu ha fatto questo? Invece di rompere che pensi al suo “Babu”: farebbe un piacere a tutti! Quando torno a casa, mi sente! Per curiosità chi vincerebbe la scommessa ora se mi mettessi con Jin?
-Uhm… credo Subaru che ha scommesso che Jin non si sarebbe dichiarato mai e che tu ti saresti fatto avanti.
-Anche Babu? Per caso si è messo anche Yokocho a scommettere che io non mi sarei mai messo con Jin, ma perché lui si sarebbe tornato con Kamenashi?
-Ehm… esatto!
-Ma perché tutti gli amici di mio fratello sono idioti? Compreso te, anche se sei il mio sensei. 

Tadayoshi sospirò, guardò Jin lo trascinò in disparte, in modo da poter parlare da solo con lui, per poi ritornare dopo un po’, sorridendo e tenendo la mano di quest’ultimo, dagli altri.

-Ora le scommesse sono chiuse e ha vinto Babu contenti? Io e Jin finalmente stiamo insieme.
-Hai detto la parola giusta: “Finalmente”. Ora JinJin smetterà di piagnucolare che non riesce mai a stare con te.

Tomohisa sorrise e abbracciò l’amico facendogli le congratulazioni e mormorando “Non riavrai mai il mio Kazuya, lui è solo mio.” “Se ci provi, anche se ti voglio bene come a un fratello, ti ammazzo”. Dal canto suo Jin rispose con un sorriso e tornò dal suo Taiyou mentre Tegoshi si staccava a malincuore dal suo Ryotan, trascinato via a forza da Masuda, per ritornare a provare.

-Massuuu~ sei cattivo! Io volevo stare ancora un po’ con il mio Ryochan.
-Non sono cattivo, dobbiamo provare! Dai, ci è rimasta solo una canzone e poi andiamo. Anch’io ho voglia di rivedere il mio ragazzo, ma se non la finiamo qui, non posso stare con lui… ed è inutile che tu metta il broncio non ci casco questa volta.
-Ryotannn! Massu è cattivooo!

Ryo rise e si avvicinò ai due, baciò Tegoshi e poi mormorò: “Fammi sentire ancora una volta la tua splendida voce.” “Mentre canti, sembri un angelo e amo tanto il mio angioletto”.
Tego sorrise e lo abbracciò forte per poi sedersi al piano accanto a Massu nel preciso instante in cui arrivò Kusano.

-Giusto in tempo, Hirochan! Massu stava per dedicarti l’ultimo pezzo che proviamo oggi.

Massu si fece di tremila colori per l’imbarazzo e tentò di pestare un piede a Tegoshi, senza risultato, mentre Kusano salutava gli amici e sorrideva incantato guardandolo.

-Ryotan, Yuyan ha deciso che questo pezzo è dedicato a te e al suo senpai preferito.
-Povero Pichann! Ha avuto una dedica dal moccioso, non t’invidio proprio.
-BAkanishi smettila di chiamare Tegoshi in quel modo e smettila di tormentarlo sempre.
-Jin, ha ragione Pi! Finiscila di prendertela con il mio ragazzo. Lo so che non ti è simpatico, ma rassegnati e fattelo piacere a tutti i costi perché io ho intenzione di stare per molto tempo con lui. Ora, se non avete niente in contrario, vorrei ascoltare questa dolce melodia che sta suonando Massu e, soprattutto, vorrei ascoltare il mio ragazzo cantare senza che un panda ciccione mi dica qualcosa di negativo su di lui. Grazie!

Jin si ammutolì e finalmente Ryo poté godersi al massimo il tocco gentile di Massu mentre premeva i tasti del pianoforte per cantare insieme a Tegoshi una dolce melodia di una triste canzone d’amore.
La melodia dolce e romantica era accompagnata, però, da versi che parlavano di un amore del passato che non c’era più e che, nonostante fossero passati dieci anni, era sempre presente.

La voce di Massu era calda e dolce ed era in perfetta sintonia con quella di Tegoshi: erano davvero una bella coppia, migliori amici e con tonalità simili da fondere le due voci in una tanto che alcune volte si doveva prestare attenzione per distinguere qual era la voce dell’uno e quella dell’altro, soprattutto quando si sovrapponevano.
La forza e la loro particolarità stava in questa capacità di adattarsi a tutto e Ryo, nonostante le frecciatine che gli avevano lanciato gli amici, non era affatto geloso di Massu anche perché sapeva benissimo che il rapporto che li legava, avendo solo un anno di differenza, era molto simile a quello tra fratelli.

La canzone finì e sia Hiro che Ryo in contemporanea si avvicinarono ai due per abbracciarli, finché non erano arrivati i KoyaShige, ovvero Keiichan e Shiggychan, che li avevano riportati sulla terra, ricordando loro che era scaduto il tempo e che dovevano andare via perché toccava ad un’altra persona usufruire della sala prove.
I ragazzi, quindi, presero le loro cose e andarono a bere qualcosa lì vicino, in un locale molto carino, dove tra un aperitivo e un altro si parlò, si scherzò e si decise di chiamare anche gli altri per mangiare tutti insieme a casa di Ryo.
Shige si offrì di avvisare lui Maruchan, uno dei suo migliori amici, nonché amico di Ryo e del fratello di Tori, mentre Massu chiamò il suo migliore amico Yucchi per invitarlo assieme al suo ragazzo, Ueda, a casa di Ryo.

Anche se tra Ryo e Ueda non correva buon sangue, la situazione era tranquilla: a Tegoshi faceva piacere la compagnia di Ueda e sapeva bene che, anche se non lo dimostravano, sia Ryo che Ueda si trovavano simpatici.
Dopo il drink si avviarono tutti a casa di Ryo, dove li accolse una casa in pieno clima natalizio: un grande albero decorato e pieno di luci si trovava in un angolo della casa e delle calze erano state appese alla finestra, dei doni erano posti sotto l’albero e Tegoshi sprizzava allegria da tutti i pori con Ryo che lo guardava sorridendo.

Mentre aspettavano che la cena fosse pronta e che arrivassero gli altri, chiacchierarono e fecero un altro giro di drink. Quando arrivarono anche Ueda e Nakamaru e gli ospiti furono al completo, Tego si trascinò Ryo in cucina impedendo a quest’ultimo di poter in qualche modo infastidire Ueda con le sue battutine e quindi rovinare l’atmosfera della serata.
In cucina per Tego, a causa di Ryo che lo toccava e baciava in continuazione, era difficile preparare le ultime cose, ma alla fine spedì Ryo dagli altri con un bel tacchino su un vassoio e dopo un po’ lo raggiunse anche lui con le verdure.
Tutti restarono piacevolmente meravigliati, anche se Jin provò a dire che erano meglio i panini del KFC, ma bastò un’occhiataccia di Ryo per zittirlo.

La serata trascorse senza particolari intoppi, ogni tanto Ryo e Ueda si lanciavano qualche frecciatina, ma nulla che non fosse controllabile, anche perché Ryo era stato particolarmente attento al suo Tegonya, il suo adorabile gattino, che quel giorno, con quei jeans attillati, aveva deciso di ucciderlo.

Ogni volta che i suoi occhi cadevano su quel fondoschiena, riusciva a deglutire a stento e, quando era vicino a lui, la sua mano scivolava inesorabilmente verso quel sedere tondo e sodo che poteva stare nella sua mano, sedere che alla fine fece posare su di lui, non resistendo più alla tentazione di averlo vicino e poterlo toccare come desiderava.

Così Tegoshi passò il resto della serata tra le braccia del suo amato, bevendo dal suo bicchiere e giocando con il cibo, imboccandolo e, a volte, fregandogli all’ultimo momento il boccone. A chiunque provava a ridere e/o a prenderli in giro Ryo mandava uno sguardo inceneritore che lo faceva zittire al momento. Per il resto, la serata trascorse allegramente e tutti se ne andarono un po’ brilli.

-Sono andati via tutti, apriamo i regali?
-Dopo, prima sistemiamo e poi apriamo i regali.

Tegoshi mise su per un attimo un piccolo broncio, che subito si trasformò in un sorriso malizioso. Si avvicinò a Ryo e lo abbracciò, strusciandosi leggermente su di lui.

-Peccato! Significa che il tuo dessert dovrà aspettare.
-Aspettare… quanto?
-Non lo so, hai detto che dobbiamo rassettare e poi aprire i regali e dopo ci sarà il dessert.

Detto ciò Tegoshi si strusciò ancora un po’ su di lui facendolo gemere leggermente.

-Ripeto: è un vero peccato. Anche perché io volevo passare subito al dessert ma siccome c’è da riordinare, sistemeremo prima tutto e poi passeremo al dessert.

Tegoshi si allontanò da Ryo, sculettando in modo provocatorio mentre si avvicinava al tavolo. Ryo a quel punto cedette e lo tirò a sé per donargli un lungo ed eccitante bacio.

-Cambiato idea, voglio ora il mio dessert.

Tegoshi rise e lo baciò ancora una volta per poi staccarsi da lui.

-Anch’io ho cambiato idea e ho capito che hai ragione tu: è meglio mettere prima in ordine.

Ryo lo tirò a sé, lo prese in braccio, lo portò in camera e lo buttò sul letto.

- I piatti possono aspettare domani, ma il mio dessert no!

Dopo essersi spogliato di fretta, iniziò a baciare e a spogliare lentamente il suo amato, molto lentamente, soffermandosi a lungo su dei punti che lui sapeva benissimo, essere sensibili al suo tocco.
Scese a baciare e a giocare con i suoi capezzoli turgidi e, quando lo faceva, poteva sentire i sospiri di piacere e il suo nome essere sussurrato. Quando arrivò all’ombelico, deviò strada e ricomincio a salire molto lentamente provocando in Tegoshi un senso di frustrazione, poiché desiderava ardentemente che il suo Ryotan scendesse più giù verso la sua dolorosa erezione.

-Ryotaaaaaan
-Cosa c’è cucciolo?
-Torna dov’eri prima e finisci quello che stavi facendo.

Ryo rise e, come risposta, iniziò a baciargli e a mordicchiargli il lobo dell’orecchio destro.

-Ok, allora faccio da solo!

La mano di Yuyan iniziò a scendere verso il basso, ma Ryo la fermò.

-Eh no! Dai tempo al tempo!
-Ti odio!
-Fidati! Dopo mi ringrazierai!
-Ryotan ti odio!

Tego mise un piccolo broncio che Ryo fece sparire con un bacio, dopo quel bacio anche per Ryo fu impossibile continuare quel sottile gioco di tortura e decise di assecondare il suo amato e di scendere a baciare la sua virilità.
Lo spettacolo che si presentava a Ryo, mentre tutto ciò accadeva, era dei più meravigliosi che un uomo avesse mai potuto desiderare.
Il suo gattino era aggrappato con le mani al lenzuolo: il viso rosso dal piacere e la schiena inarcata mentre era scosso da gemiti.

Quando l’erezione di Ryo decise di non poterne più di quello spettacolo altamente erotico, preparò quel sedere che tanto amava ed entrò in lui. Prima dolcemente, per farlo abituare all’intrusione, uscendo e rientrando più di una volta mentre accarezzava l’erezione dell’amato, poi aumentò il ritmo e lo penetrò con maggiore foga e, più passione ci metteva, maggiori erano le urla di piacere di Yuya, che spingeva sempre di più il sedere verso di lui.

Quando sentì un gemito provenire da Tegoshi, molto simile ad un miagolio, Ryo capì che poteva anche lui lasciarsi andare e venire dentro di lui.
Rimasero ancora un po’ in quella posizione poi, quando Ryo iniziò a riprendersi, si ritrovò il suo gattino su di lui che iniziò a riempirlo di tanti piccoli bacini.
Ryo sorrise e lo strinse forte per poi coprire entrambi con una coperta.
Tegoshi, al caldo e al sicuro tra le braccia del suo amato, si addormentò mentre Ryo continuava ad accarezzarlo dolcemente.

-Dormi amore mio, dormi e fai tanti bei sogni.

Tego si svegliò leggermente e sbadigliando disse: “Ti amo tanto Ryotan” e ricrollò nel dolce mondo dorato dei sogni, provocando un sorriso in Ryo.

-Ti amo tanto anch’io, gattino.
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